Domenica, Aprile 10, 2016

Chi siamo

Nel mese di giugno del 2004 tre ragazze di Trichiana, comune della provincia di Belluno, decidono di denunciare gli abusi subiti da un loro insegnante elementare.

Un caso come mille.

Le indagini della Questura però porteranno a scoprire una situazione inverosimile: quando il presunto autore dei fatti sarà arrestato , tre mesi dopo,verrà alla luce una vicenda incredibile.

Alle tre denunce iniziali se ne sono aggiunte altre decine, di donne che in giovanissima età furono alunne e subirono.

Per trent’anni ( i primi casi risalgono al 1975 ) il maestro , adottando strategie più o meno sorprendenti, ha abusato delle sue piccole alunne in classe, nelle stanze dell’edificio scolastico, in casa propria o nelle abitazioni delle bambine a cui dava lezioni private.

L’età variava dai 4 anni e mezzo, in su.

Nessuna sapeva dell’altra.

Ma più di un adulto sapeva.

Qualche bambina ne aveva parlato con la mamma e quelle che avevano creduto alla propria figlia avevano chiesto aiuto, ma alle persone sbagliate, che dissuadevano da ricorrere a qualsiasi iniziativa.

Una famiglia ha accettato l’accordo tra avvocati che prevedeva un risarcimento in denaro, ma il silenzio sulla storia.

Molti sapevano, non solo gente qualsiasi , ma anche persone che rivestivano (alcune ancora oggi) un ruolo istituzionale .

HERBASNOREX

 

L’indifferenza, l’ignoranza, il non essere consapevoli della gravità della vicenda … hanno permesso il perpetrarsi del reato.

Quali esperienze, quali vissuti, quali problematiche nella vita di ognuna di queste bambine?

Nessuno se ne è preoccupato.

L’arresto ha fatto scalpore: il maestro era conosciuto, impegnato socialmente, politicamente, promotore di importanti iniziative culturali, insomma stimato.

In paese molti si sono schierati a sua difesa, la denuncia è stata criticata e le motivazioni non accolte.

Si è subito aperta la caccia ai nomi delle persone coinvolte e non certo sempre per esprimere solidarietà.

La solitudine che ha accompagnato le vittime ora si era fatta più pesante.

Molti genitori hanno saputo solo dopo le denunce e sono rimasti schiacciati dai sensi di colpa, dall’incredulità.

Non ci sono state iniziative per sostenere psicologicamente le ragazze e i familiari : erano nessuno in una comunità estranea.

È nato così un gruppo di auto-aiuto: parlare, sfogarsi, arrabbiarsi, piangere anche, perché no?

Il percorso fatto assieme anche con alcuni genitori e con persone solidali, ha condotto ad un esame profondo della loro vicenda, alla valutazione degli esiti della denuncia, e alla consapevolezza di voler evitare simili esperienze ad altri.

Ha pian piano preso corpo un documento per chiedere che l’amministrazione e con essa le istituzioni territoriali, si facessero carico della responsabilità di attivare un programma di informazione e prevenzione contro l’abuso. il maltrattamento, la trascuratezza sui minori, ma anche l’uso consapevole di internet contro gli adescamenti informatici e i pericoli del bullismo.

Con una lettera aperta, attraverso i quotidiani locali, ma anche girando in paese , parlando con le persone, discutendo, sono state raccolte oltre 400 firme, che sono state successivamente inoltrate al sindaco di Trichiana, ai Presidenti delle ULSS locali, al Questore, al Prefetto, al Presidente della Provincia, al dirigente dell’USP, ecc..

La richiesta è stata finalmente accolta . il gruppo ha steso e proposto un progetto,che prevede interventi nelle scuole , con insegnanti, alunni, genitori, incontri aperti al pubblico.

Nasce così il PROGETTO DAFNE ( clicca su progetti), che, messo a punto da un’apposita commissione, ora è in fase di attuazione, grazie soprattutto ai contributi del Ministero della Pubblica Istruzione

La temporaneità del progetto ci ha fatto riflettere sull’opportunità di procedere attraverso iniziative di più ampio respiro.

Vorremmo che fosse superata l’occasionalità degli interventi, e per raggiungere l’obiettivo è nata l’idea di promuovere una petizione (vai su petizione per aderire).